Edo Tokyo Museum

Perfetto per una mattinata piovosa!

L’Edo Tokyo Museum, come “suggerisce” il nome, è un museo sulla città di Tokyo così com’era nel periodo in cui si chiamava Edo (e successivamente, quando ha appunto preso il nome di Tokyo). L’edificio che ospita il museo è molto grande e oltre all’Edo Tokyo ci sono anche anche Esibizioni variabili (quando l’ho visitato io c’era una mostra su Venezia e pittori veneziani). L’edificio di per sè è molto particolare, sia per la sua enorme mole sia per la forma, che ricorda quella di una casa/palafitta. Le dimensioni sono quelle che aveva la “torre” del castello di Edo.

Link del sito ufficiale.

Foto dal sito ufficiale

Museo dalla stazione della metro in giornata piovosa!

Orari: 9:30 fino alle 17:30 (fino alle 19:30 di Sabato)
Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura
Chiusura: Lunedì, chiusura per il Nuovo Anno
Tariffa: 600 yen (studenti universitari 480 yen)
Lingue: Inglese

Sono gratuitamente a disposizione : armadietti, guida audio e guida volontaria. Le guide volontarie altro non sono che volontari (appunto) che si offrono per portarvi in giro per il museo e spiegarvi di tutto e di più. Di solito sono donne/uomini di mezza età molto cordiali e carini che parlano un inglese ben comprensibile. Tenete però conto che una volta accettato il loro gentile aiuto, non sarebbe poi cortese mollarli quando vi siete rotti, quindi ve li dovete “cuccare” per tutto il tour : essendo il museo molto molto grande, la cosa può diventare pesante. I pannelli illustrativi che ci sono nel museo (solo in inglese) secondo me sono abbastanza esaustivi.

Come raggiungerlo.

A questo link c’è una mappa iterattiva molto comoda che vi spiega come raggiungere il museo dalle fermate della metropolitana più vicine. Le fermata più comoda è la Ryogoku : o quella della metro (Oedo Line, Uscita A3) oppure del treno (JR Sobu Line, West Exit). Il museo è ad 1 minuto dalla stazione (lo vedete già scendendo dal treno!). Il museo è IMPOSSIBILE da non trovare🙂

Cosa mostra il museo.

Al museo si accede attraversando una riproduzione in dimensioni reali del Ponte “Nihonbashi”(molto spettacolare), così facendo si viene “catapultati” nel 1590, quando Tokugawa Ieyasu fondò Edo, (che sarà poi rinominata Tokyo nell’epoca meiji) fino ai giorni nostri, ripercorrendo i 400 anni di storia della città. Il museo mostra la cultura, la politica, lo stile di vita delle persone e degli abitanti della città da allora ad “oggi”.  La visita è estremamente piacevole perchè basata principalmente sulla ricostruzione (sia in modellini spettacolari, sia di edifici in dimensioni reali) di oggetti ed edifici dell’antica Edo e a seguire. Il sesto piano (dove la mostra comincia) è appunto concentrato sul periodo Edo. Nel quinto piano c’è invece il passaggio da Edo a Tokyo, caratterizzato dall’influenza occidentale che la città subisce, e poi la guerra e il dopoguerra (il museo dal punto di vista temporale termina con le Olimpiadi del 1964). Il percorso è accompagnato da una infinita serie di oggetti, sia piccoli della quotidianità sia enormi (case intere). Molti di questi si possono “toccare” con mano ad esempio si può entrare (togliendosi le scarpe) in una casa, provare una bicicletta o un’antica portantina per principesse, e così via. (Robe che piace fare ai 12enni ma anche a me, eheh).

Immagini della zona “Edo” e della zona “Tokyo” : link

Il museo è molto grande quindi calcolate di passarci almeno due ore. Noi ci siamo stati molto di più perchè abbiamo avuto la fortuna quel giorno di poter assistere ad un bellissimo spettacolo di tamburi tenuto “live” nel museo.

La mia opinione sul museo è positiva. Avevo letto (mi sembra sulla guida) diverse critiche mosse a questo museo perchè considerato un po’ troppo autocelebrativo e non propriamente oggettivo nella narrazione di alcuni avvenimenti (ad esempio la parte dedicata alla seconda guerra mondiale, che io ho trovato piuttosto interessante invece). Penso che come critiche fossero abbastanza inutili, il museo si limita a mostrare tramite oggetti e ricostruzioni l’evoluzione della città e del suoi abitanti, tramite ovviamente il richiamo ai più importanti avvenimenti storici. Alcune ricostruzioni sono veramente spettacolari, non solo quelle a dimensioni reali ma anche i modellini (come potete vedere dalle foto sul sito).

Uno dei tantissimi modellini

Mi è piaciuta moltissimo la parte sui pompieri, che nella antica Edo erano considerati un corpo importantissimo ovviamente, e ogni sezione aveva uno stemma particolare e una uniforme particolare (molte esposte). La parte sulla seconda guerra mondiale è interessantissima, con un pannellone che illumina le parti di Tokyo che andarono distrutte dai bombardamenti. Sono esposti abiti stupendi : sia quelli del teatro kabuki sia kimono. La casetta ricostruita è molto carina e si può calpestare un morbidissimo tatami. Ma questi sono solo piccoli esempi dell’infinità di cose esposte.

P.S. Il negozio di souvenir ha delle cose carinissime (mi capita raramente di dirlo!) perfette come souvenirs.

Mangiare

Nel caso dopo la visita vi venisse fame, il museo offre 3 ristoranti (ben segnalati).

– Al primo piano c’è la Japanese tea room Ryogoku Sarara, dove potete prendere un thè con dolcetto oppure mangiare udon (volevamo mangiare lì ma era affollatissimissimo con fila d’attesa lunghissima). Aperto solo fino alle 18:00 tranne il Sabato (fino alle 19:30).

– Al settimo piano c’è il MUSEUM CAFE & RESTAURANT Sakura-Saryo, servono piatti della Edo-Tokyo adattati ai giorni nostri, è anche bar. Aperto fino alle 18:00 (Sabato fino alle 20:00). Lo proveremo la prossima volta

– Noi abbiamo mangiato nel bellissimo e buonissimo FINN’S CAFE & RESTAURANT che si trova al primo/secondo piano. Anche questo era pieno, abbiamo dovuto segnarci su un registro e aspettare il nostro turno per circa 15 minuti ma ne è valsa la pena. E’ un ristorante giapponese/italiano che serve specialità di entrambi i paesi. Gli spaghetti con le vongole sembravano buonissimi, noi abbiamo optato per omurice e  hambuger giapponese. Tutto ottimo e prezzi onesti. Vi rimando alle foto a questo link.

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